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  • Immagine del redattoreDiego Maltese

Prendere un rudere di barca e poterla far tornare a navigare.

Prendo spunto da un recente post (ma in effetti periodicamente c’è sempre qualcuno che scrive la stessa cosa) apparso su Velisti in Facebook.


Prima di inziare però, mi autoaccuso.

L’ho fatto anche io. È stato il mio primo approccio con le barche a vela… ed è stata una interessante scuola… ma col senno di poi….


La mia decisione di acquistare una barca semiaffondata (aveva mezzo metro di acqua dentro…) fu di cuore e anche il modo per poter avere una barca più grande di quel che potessi permettermi (comunque... parliamo di una barca di 7 metri e mezzo..). Non potevo permettermi una barca navigante, in più non sapevo assolutamente nulla, non sapevo come funzionavano le varie parti e neanche come si conduceva una barca a vela.. Per far questo ho iniziato a navigare su un 420, e nel contempo ho iniziato a studiare il librone dei Glenans, ad andare in giro per cantieri e amici vari per avere consigli e aiutini…

Avevo due certezze. La prima era che “se quella barca l’avevano costruita degli uomini, io ero sicuramente in grado di poterla riparare”, la seconda, sento ancora la voce di mio nonno Mario, “senza attrezzi non si può lavorare”.

A chi vuole cimentarsi in questa impresa dico “vivi il refitting come una parte del divertimento, spendi pensando che stai facendo una cosa che ti fa star bene, non pensare a quanto ricaverai nella rivendita (sarà sempre una briciola di tutte le spese che sosterrai)”


Sciacchetrà del 1970, dopo il mio refit del 1990/93
Piricunella, lo Sciacchetrà del 1970, dopo il mio completo refit fatto nel 1990/93

Per farla breve, tra materiali e attrezzi ho raddoppiato di gran lunga il costo iniziale, senza contare più di due anni di lavoro mio, fidanzate e amici e parenti vari… altro che risparmio… ma quanto divertimento ed infine soddisfazione (ma non tutti arrivano in fondo..).


Allora perché si fa? Non lo so in maniera assoluta, ma dopo quasi 30 anni di lavoro in campo nautico posso elencare le quattro situazioni più comuni. Come vedrete ognuna ha i suoi pro ed i suoi contro.


Vediamole allora.


Per risparmiare: Scordatelo. Ti costerà tantissimo. In materiali spesso acquistati in eccesso o in modo errato, di cose che romperai o dovrai rifare per imperizia, e poi il tempo, tanto, tantissimo (moooolto più di quello che pensi sia troppo).


Per fare da sé: per conoscere la barca in ogni suo angolo, certo, concetto corretto, peccato che il più delle volte non si hanno tutte le competenze (e abilità) necessarie per un progetto del genere col risultato che si, saprai come è fatta ogni parte.. ma nella maggior parte dei casi ti ritroverai un oggetto rifatto a livello di bricoleur.. (e quindi con valore commerciale compromesso). Se va male avrai una bella gatta da pelare..


Affidare ad un cantiere: scelta corretta il più delle volte. Chi lo fa di mestiere ha le competenze per capire come intervenire, con che mezzi e materiali, ha le attrezzature e le maestranze per poter portare a termine il progetto (portare a termine.. che bel traguardo eh?? Non tutti ci arrivano ma di questo ne parleremo un’altra volta). Ovviamente costerà, ma nel frattempo potrai continuare a svolgere il tuo lavoro (per pagare i conti…) e magari concentrarti su altro (pianificazione di crociere, fare scuola vela, imparare a regatare, ecc).

Eh… ma i cantieri costano e poi chi mi dice che fanno tutto quello che pagherò? Giusta osservazione, e qui arriviamo al quarto profilo..


Affidare ad un cantiere e nominare un project manager: che detta così sembra già costosissima…. Ma nella realtà un project manager riuscirà a farti risparmiare tempo, a programmare meglio e controllare che il cantiere stia sia nella tabella di marcia che dentro le spese programmate. Ha la visione completa del progetto e quindi interviene tempestivamente per modifiche o economie in base al budget. In più ha la visione distaccata da quella del cantiere (che di solito si basa su costo/prestazione/tempo) e da quella del committente e può indirizzare risorse, tempo, maestranze nel modo più sensato e che spesso diventa anche quello più economico. Il modo migliore di poter usufruire del supporto di un project manager o un surveyor è quello di coinvolgerlo fin dall’inizio, prima ancora di aver individuato la barca. Un professionista sarà di enorme aiuto nella fase teorica in cui si parla di sogni che trasformerà in possibili realtà prima di mettersi in auto, risparmiando centinaia di chilometri e diverse giornate, avendo già ben chiaro come sviluppare tutto il progetto.


Mi vengono in mente diverse situazioni. Dalla barca perfetta ma che si trova in un bosco svedese quasi al circolo polare artico a 400km dal mare, alla barca appena rifatta dal proprietario, a terra da anni, salvo poi ritrovarsi uno scafo devastato dall’osmosi per un ciclo fatto in maniera errata (e costoso da levare e risanare). Oppure mi viene in mente un caro amico… che sta costruendo una barca.. sopra un’altra…. E che ha già capito che faceva prima a farne una nuova da zero.

Ma questa storia, affascinante, ve la racconterò un’altra volta.


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